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Parodontite: perché intervenire presto cambia la prognosi

Sanguinamento delle gengive, alito persistente, denti che si muovono: la parodontite è una malattia silente che evolve nel tempo. Riconoscerla nelle fasi iniziali permette terapie meno invasive e risultati più stabili.

📅1 maggio 2026👤Studio Bittarello & Cacchione~8 min lettura
Parodontologia allo Studio Bittarello & Cacchione: diagnosi precoce e terapia

📌 In sintesi

  • La parodontite è una malattia infiammatoria cronica dei tessuti di sostegno del dente (gengiva, legamento, osso): se non trattata progredisce verso la mobilità e la perdita degli elementi dentari.
  • I segnali precoci spesso sottovalutati sono: sanguinamento gengivale durante lo spazzolamento o il filo interdentale, alito persistente, recessione delle gengive, sensibilità ai colletti dei denti.
  • La diagnosi richiede sondaggio parodontale completo (misurazione della profondità delle tasche), valutazione radiografica del livello osseo e classificazione clinica secondo gli standard internazionali correnti.
  • Il trattamento è prevalentemente non chirurgico (igiene professionale strumentale, levigatura radicolare); la chirurgia parodontale è riservata ai casi residui dopo terapia iniziale. Il mantenimento è la fase più importante e dura tutta la vita.

Cos'è la parodontite e come si differenzia dalla gengivite

I tessuti che sostengono il dente sono quattro: la gengiva, il legamento parodontale, il cemento radicolare e l'osso alveolare. L'insieme di queste strutture si chiama parodonto, e dalla loro salute dipende la stabilità del dente nel tempo. Quando l'infiammazione cronica dovuta alla placca batterica colpisce queste strutture, parliamo di malattia parodontale.

La gengivite è la fase iniziale, reversibile: l'infiammazione interessa solo il bordo gengivale e si manifesta con arrossamento, lieve gonfiore e sanguinamento. Una buona igiene professionale e domiciliare risolve la gengivite in poche settimane, senza conseguenze permanenti.

La parodontite è la fase successiva, in cui l'infiammazione ha raggiunto il legamento e l'osso alveolare. A questo punto si determinano due fenomeni che rendono la malattia in parte irreversibile: si formano tasche parodontali (spazi patologici fra dente e gengiva) e si verifica perdita di osso attorno alla radice del dente. Queste alterazioni anatomiche, una volta avvenute, non si "curano" nel senso di tornare allo stato originale: si stabilizzano con la terapia, ma il livello osseo perso non si recupera spontaneamente.

I segnali precoci che non vanno ignorati

La parodontite è considerata una malattia "silente" perché nelle fasi iniziali non provoca dolore. I segnali, però, ci sono e sono riconoscibili da chi li conosce:

  • Sanguinamento gengivale durante lo spazzolamento o l'uso del filo interdentale, anche occasionale: è il segnale più precoce e più frequentemente sottovalutato. Una gengiva sana non sanguina.
  • Alito persistente (alitosi) che non migliora con l'igiene quotidiana: spesso dipende dai batteri che colonizzano le tasche parodontali.
  • Recessione delle gengive: i denti sembrano "più lunghi" perché la gengiva si è ritirata, e si possono notare i colletti scoperti, più scuri e sensibili.
  • Sensibilità termica, soprattutto al freddo, sui colletti dentali esposti.
  • Mobilità dentale percepita, anche minima: un dente che si muove leggermente è un segnale già di malattia avanzata.
  • Spostamento progressivo dei denti, comparsa di spazi nuovi fra i denti anteriori, modifica della linea del sorriso.
  • Suppurazione: piccola fuoriuscita di pus dalle gengive (raramente percepita dal paziente).

Quando uno di questi segnali è presente da settimane o mesi, è opportuna una valutazione parodontale specifica, che va oltre il controllo dentale generale.

Le cause: placca, fattori sistemici, abitudini

Il fattore eziologico principale della parodontite è la placca batterica: un biofilm di microorganismi che si accumula sui denti e fra dente e gengiva quando l'igiene non è efficace. Alcune specie batteriche (in particolare il complesso "rosso" di Socransky: Porphyromonas gingivalis, Tannerella forsythia, Treponema denticola) sono fortemente associate alle forme aggressive.

Sulla suscettibilità individuale incidono molti fattori di rischio:

  • Genetica: in alcune famiglie la parodontite tende a comparire precocemente e in più membri, indipendentemente dalle abitudini igieniche. Esistono polimorfismi genetici associati a una risposta infiammatoria più aggressiva.
  • Fumo: probabilmente il fattore di rischio modificabile più impattante. Il fumatore ha un rischio significativamente maggiore di sviluppare parodontite, e la sua risposta alla terapia è meno favorevole.
  • Diabete mellito, soprattutto se mal compensato: la parodontite e il diabete si influenzano reciprocamente — un controllo glicemico subottimale peggiora la parodontite, e viceversa una parodontite attiva può peggiorare il controllo glicemico.
  • Stress cronico e alterazioni immunitarie.
  • Gravidanza e cambiamenti ormonali: non causano la malattia ma possono peggiorare quadri preesistenti.
  • Bruxismo non controllato: i carichi anomali aggravano la perdita ossea in denti già parodontali.

La diagnosi: sondaggio parodontale e radiografie

La diagnosi di parodontite si basa su tre elementi clinici. Il primo è il sondaggio parodontale completo: con uno strumento millimetrato (la sonda parodontale) si misura, su sei punti per dente, la profondità delle tasche e la presenza di sanguinamento al sondaggio (BOP, bleeding on probing). Si registrano inoltre le recessioni gengivali e l'eventuale mobilità dentale. Tasche oltre i 4 millimetri, soprattutto se sanguinanti al sondaggio, sono indicative di malattia attiva.

Il secondo è la valutazione radiografica, in genere una serie di radiografie endorali periapicali o un'ortopantomografia (OPT): mostra il livello dell'osso alveolare attorno alle radici e permette di quantificare la perdita ossea, distinguendo fra forme orizzontali e verticali (queste ultime spesso a prognosi più riservata).

Il terzo è la classificazione clinica secondo gli standard internazionali correnti (classificazione 2017 EFP/AAP): la parodontite viene stadiata (I, II, III, IV in base alla gravità) e gradata (A, B, C in base alla velocità di progressione). Questo inquadramento orienta il piano di trattamento e la prognosi.

Per i pazienti con familiarità, fumatori, diabetici o portatori di altri fattori di rischio, la diagnosi precoce è particolarmente importante e può essere proposta anche in assenza di sintomi evidenti.

Le fasi del trattamento parodontale

Il trattamento parodontale è in genere strutturato in fasi successive, secondo un protocollo internazionalmente condiviso.

La terapia causale non chirurgica è il primo passo per tutti: comprende l'istruzione e la motivazione all'igiene domiciliare (la collaborazione del paziente è imprescindibile), la rimozione strumentale di placca e tartaro sopragengivale, e la levigatura radicolare (scaling and root planing) sulle superfici radicolari nelle tasche parodontali. Si esegue in più sedute, in genere quattro per quadrante, sotto anestesia locale per il comfort del paziente. Il trattamento può prevedere l'uso di antimicrobici topici o, in casi selezionati, di un breve ciclo di antibiotici sistemici.

Dopo 6-8 settimane si esegue la rivalutazione: si ripete il sondaggio parodontale e si confrontano i parametri con quelli iniziali. Nella maggior parte dei pazienti la terapia non chirurgica produce miglioramenti significativi: riduzione della profondità delle tasche, scomparsa del sanguinamento, stabilizzazione della mobilità.

Dove restano tasche residue oltre i 5-6 millimetri non controllate dalla terapia non chirurgica, può essere indicata la terapia chirurgica: chirurgia rigenerativa (con membrane, sostituti d'osso, derivati delle proteine dello smalto) per cercare di recuperare parte del livello osseo, o chirurgia resettiva per ridurre la profondità delle tasche e facilitare la futura igiene.

Mantenimento e ruolo dell'igiene professionale

Il punto più importante del percorso parodontale, spesso sottovalutato, è il mantenimento. Una volta stabilizzata la malattia, il paziente entra in un programma di richiami periodici dedicati: in genere ogni 3-4 mesi nei primi anni, eventualmente diradabili a 6 mesi nei casi più stabili. Ogni seduta comprende rivalutazione del sondaggio nelle aree critiche, rinforzo motivazionale, debridement professionale, eventuale ritocco terapeutico sulle aree che mostrano segni di ripresa di malattia.

Senza mantenimento, anche un trattamento iniziale eccellente non assicura la stabilità a lungo termine: la parodontite tende a recidivare in pazienti suscettibili. Con un buon mantenimento, la prognosi si modifica in modo sostanziale: studi clinici a lungo termine documentano elevata sopravvivenza dei denti trattati con un protocollo combinato di terapia attiva e mantenimento, anche in casi inizialmente complessi.

Quando serve la chirurgia parodontale

La chirurgia parodontale non è la prima scelta, ma uno strumento riservato a situazioni specifiche dopo la rivalutazione. Le indicazioni più frequenti sono: tasche residue profonde non risolvibili con terapia ulteriore non chirurgica; difetti ossei verticali con potenziale rigenerativo (in cui la geometria del difetto e la situazione clinica suggeriscono buone possibilità di recupero ossea); recessioni gengivali multiple con esigenza estetica o sensibilità marcata, trattabili con tecniche di chirurgia muco-gengivale; perdita di papilla e estensione delle creste edentule.

Le tecniche chirurgiche moderne sono in genere mini-invasive: si usano lembi conservativi, materiali biologici come i derivati ematici autologhi (PRF) per favorire la guarigione, suture sottili che riducono il fastidio post-operatorio. Il decorso post-chirurgico è in genere ben tollerato.

La parodontologia allo Studio Bittarello & Cacchione (Perugia)

Lo Studio Bittarello & Cacchione integra la parodontologia nel percorso clinico globale del paziente. Il sondaggio parodontale completo è parte della prima visita per tutti i pazienti adulti, anche in assenza di segnali evidenti di malattia. Per i pazienti con diagnosi di parodontite, il piano è strutturato secondo le fasi descritte: terapia non chirurgica, rivalutazione, eventuale chirurgia, programma di mantenimento personalizzato.

L'igiene professionale è curata in studio con strumentazione dedicata (ablatori a ultrasuoni, polishing con polveri a basso impatto, strumenti manuali specifici) e con attenzione al rinforzo educativo: ogni seduta comprende un momento di revisione delle tecniche di spazzolamento e dell'uso del filo interdentale, scovolini, oggetti dedicati ai casi specifici.

Per i pazienti che presentano la parodontite in associazione con riabilitazioni complesse (impianti dentali in pazienti parodontali, casi misti), il Dott. Paolo Bittarello coordina il percorso integrato fra parodontologia, chirurgia e implantologia, in modo che la riabilitazione sia preceduta sempre dal controllo dell'infezione parodontale: posizionare impianti in un parodonto attivo è un errore clinico che pregiudica la prognosi.

I pazienti del territorio umbro (Perugia, Corciano, Bastia Umbra, Ponte San Giovanni, Ellera, Madonna Alta) trovano nello studio un riferimento per il percorso parodontale completo, dalla prima diagnosi al mantenimento di lungo termine.

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Domande frequenti

Il sanguinamento delle gengive durante lo spazzolamento è normale?+

No. Una gengiva sana non sanguina durante lo spazzolamento o l'uso del filo interdentale. Il sanguinamento è il segnale più precoce di un'infiammazione gengivale (gengivite) o di una parodontite iniziale. Se è presente da più di 1-2 settimane, anche occasionale, è opportuna una valutazione: nella fase di gengivite la situazione è completamente reversibile con un'igiene professionale e una buona tecnica domiciliare.

Si può perdere un dente per la parodontite?+

Sì, nelle forme avanzate non trattate la perdita progressiva di osso porta alla mobilità e alla perdita degli elementi dentari. È proprio per questo che la diagnosi e il trattamento precoci cambiano in modo sostanziale la prognosi: in un paziente trattato e in mantenimento, la sopravvivenza dei denti a lungo termine è in genere elevata, anche in casi inizialmente complessi. La differenza fra agire presto e agire tardi è clinicamente molto rilevante.

Quanto dura il trattamento parodontale completo?+

La terapia attiva (igiene strumentale, levigatura radicolare per quadrante, rivalutazione a 6-8 settimane, eventuale chirurgia) si svolge in genere in 2-4 mesi dalla diagnosi iniziale. Il punto più importante, però, non è la fase attiva ma il mantenimento successivo: i richiami a 3-4 mesi nei primi anni e a 6 mesi nelle fasi più stabili sono parte permanente del percorso, non una fase opzionale. La parodontite trattata richiede una manutenzione di lungo termine per non recidivare.

L'igiene professionale è sufficiente o serve anche la levigatura radicolare?+

Dipende dalla diagnosi. Per la gengivite e per le forme molto iniziali, una buona igiene professionale (sopragengivale) accompagnata da rinforzo della tecnica domiciliare può essere sufficiente. Per la parodontite con tasche oltre i 4 millimetri, la levigatura radicolare strumentale sotto le gengive (subgengivale), in genere per quadrante e sotto anestesia locale, è il trattamento di riferimento. Il sondaggio parodontale chiarisce in quale categoria si è.

Il fumo influenza il trattamento parodontale?+

Sì, in modo significativo. I fumatori hanno un rischio aumentato di sviluppare parodontite, una progressione più rapida e una risposta meno favorevole alla terapia (non chirurgica e chirurgica). La cessazione del fumo migliora in misura sostanziale gli outcome del trattamento. Lo studio fornisce supporto e indicazioni nei percorsi di cessazione, anche in collaborazione con il medico curante.

Il diabete è collegato alla parodontite?+

Sì, esiste una relazione bidirezionale ben documentata. Il diabete, soprattutto se mal compensato (HbA1c elevata), aumenta il rischio e la gravità della parodontite. Allo stesso tempo, una parodontite attiva può peggiorare il controllo glicemico. Il trattamento parodontale è quindi parte integrante della gestione globale del paziente diabetico, e si svolge in coordinamento con il medico curante o il diabetologo.

Posso avere impianti dentali se ho avuto la parodontite?+

Sì, la storia di parodontite non è una controindicazione assoluta agli impianti dentali, ma richiede attenzione specifica. La parodontite va prima stabilizzata con il trattamento appropriato; gli impianti si posizionano dopo, in un parodonto controllato. Il paziente con storia di parodontite richiede inoltre un programma di mantenimento più frequente, perché è più suscettibile a peri-implantiti (l'equivalente della parodontite attorno agli impianti).

⚕ Disclaimer medico — Questo articolo è una comunicazione sanitaria informativa ai sensi della Legge 145/2018, art. 1 c. 525, e del Codice Deontologico FNOMCeO (artt. 54-57). Ha esclusivamente finalità divulgativa e non sostituisce in alcun modo la visita odontoiatrica, la diagnosi e il piano di trattamento individuale. Ogni indicazione descritta va verificata con il professionista in studio. Studio Dentistico Associato Bittarello & Cacchione · Soci iscritti all'Albo Odontoiatri di Perugia: Dott. Paolo Bittarello n. 00916 · Dott.ssa Antonella Cacchione n. 01086 · P.IVA 03945190548.

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